4. Il profitto globale e il bilancio globale sottoscritto anche dai collaboratori

 

Il risultato della nostra proposta mira al PROFITTO GLOBALE,

diverso dal “massimo profitto a qualsiasi costo”  raggiunto secondo le regole del mercato tradizionale con la speculazione e l’aggressività più o meno accentuata, fino al mancato rispetto dei diritti dell’ “altro” e dell’ambiente. 

 

Ed è distinto anche dal “no profit” frutto del volontariato e della gratuità.

 

Lo chiamiamo “profitto globale” perché è formato non solo dal risultato economico della gestione, ma anche da quello umano, ambientale e sociale. E’ una sommatoria di valori che, espressi nel  bilancio globale certificato dai dipendenti e collaboratori”, potrebbe essere introdotto per rappresentare il concetto di profitto e di bilancio civile anche nell’ordinamento giuridico. 

 

Sia all’imprenditore che alla collettività conviene che l’azienda sia gestita con la logica della massimizzazione contemporanea dei tre elementi che costituiscono il profitto globale (economico, umano e ambientale).

 

Il nuovo imprenditore, che valorizza in maniera ottimale la tecnologia, l’ambiente, le capacità umane e  professionali dei lavoratori, raggiunge la migliore organizzazione dei fattori produttivi e la più alta produttività globale aziendale”.

 

Inoltre innesca un fattore moltiplicatore di fiducia nei suoi interlocutori, consumatori compresi. Influenza le altre aziende ad adottare politiche gestionali similari spingendo il mercato a liberarsi dalle distorsioni, che bloccano la diffusione democratica del benessere economico ed abbassano il livello di qualità della vita.

 

LA NUOVA TASSAZIONE DEI REDDITI

Osservando i risultati negativi derivanti dall’applicazione della teoria del massimo profitto a qualsiasi costo si vede chiaramente che l’inquinamento atmosferico, gli squilibri economico-sociali, il depauperamento delle risorse naturali… costringeranno la collettività a sostenere alti costi di risanamento ambientale e di riequilibrio economico-sociale e a rallentare, se non a fermare, l’attuale tipo di sviluppo industriale, non più sopportabile dal nostro pianeta.

 

Per cui si constata che il profitto tradizionale è “massimo” solo in apparenza, in realtà si tratta di un profitto parziale e limitato, in quanto non tiene conto dei costi aggiuntivi sopradescritti necessari per arrivare allo stesso livello di valorizzazione delle risorse umane ed ambientali che l’azienda gestita con la logica del profitto globale consegue subito e a costi minori.

Questa riflessione ci porta a riconsiderare il sistema di imposizione fiscale rispetto ai vari contribuenti a seconda del diverso grado di profitto globale ottenuto dalla loro attività.
Quanto più l’azienda ha contribuito all’incremento della valorizzazione delle persone, dell’ambiente, ecc., alleggerendo il bilancio statale di costi per servizi ed interventi verso la collettività in campo sanitario, culturale, sociale, ecc., tanto più si riduce il prelievo fiscale nei suoi confronti fino ad arrivare a riconoscerle dei contributi statali proporzionali ai risultati positivi raggiunti.

 

Quindi, per determinare il risultato completo della gestione  dell’impresa  non si può utilizzare solamente il bilancio previsto dal Codice Civile, ma occorre redigere un bilancio globale che, oltre al conto economico e stato patrimoniale, contenga indicatori che evidenzino  l’incremento o il decremento del valore delle risorse umane ed ambientali prodotto dall’attività dell’impresa.

 

Il bilancio globale si conclude con il riconoscimento del lavoro di ciascuna persona che ha partecipato all’attività dell’azienda. In che modo?

 

Gli indicatori sono compilati da tutti i collaboratori dell’impresa, ciascuno per la parte di propria competenza, in una scheda dove apporrà la propria firma come autenticazione dei dati contenuti che concorreranno a determinare gli indici generali di qualità dell’azienda.

Vai al capitolo 5. La dimensione ottimale naturale dell’azienda

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