3. La nuova impresa, il nuovo collaboratore

 

La nostra proposta di nuova impresa si ispira ad alcuni principi comuni di vita emersi nel corso della storia, che mirano a valorizzare l’uomo come appartenente ad un’unica razza, quella umana, senza distinzione di religioni, culture e origini….

 

La nuova impresa è  intesa come una comunità aperta in cui ciascuno è consapevole che per la nostra natura umana siamo affidati gli uni agli altri e quindi responsabili gli uni degli altri.

A partire dalle persone che ci sono più o meno vicine, subiamo le conseguenze delle loro azioni. Allo stesso modo vediamo come le nostre azioni e parole influiscono sugli altri, espandendosi sempre più nell’ambiente fino a toccare  gli altri uomini ed entrare nel circuito della vita. Basta pensare agli effetti delle radiazioni nucleari di Cernobyl, oppure all’inquinamento atmosferico e alla formazione dell’effetto serra, o alla propagazione delle malattie.

 

Non possiamo chiamarci fuori da questa reciproca responsabilità.

 

La nuova impresa è una cellula vitale che costruisce un sano tessuto economico, sociale in cui i suoi attori si integrano con uno spirito che supera i confini del comune senso di appartenenza e di solidarietà limitato ad un gruppo, per espandersi fino ad arrivare ad un atteggiamento spirituale di profonda condivisione tra tutti gli uomini.

 

Si abbandonano i confini di appartenenza culturale, religiosa, ecc. che creano steccati e rendono più difficili le relazioni.

 

Nell’ambiente di lavoro ogni persona può esprimere tutta la sua energia vitale superando il proprio ruolo per proporsi come collaboratore in armonia con i colleghi, il datore di lavoro ecc.

 

Il luogo di lavoro diventa così un “luogo di vita” più che un “posto di lavoro”.

 

Ma cosa può spingere un lavoratore a condividere il lavoro di un altro, anche oltre il proprio ruolo? La conquista di un bene superiore: la propria soddisfazione, nel senso più intimo e profondo del termine. La consapevolezza dell’esistenza di soggetti “altri” da me ma ugualmente desiderosi di serenità e soddisfazione.

 

Riconoscere i loro bisogni, i loro desideri, significa andare oltre la mia sfera personale, la mia famiglia, il mio gruppo, la mia azienda, la mia chiesa, per aprirmi a quella dell’altro, che a sua volta può fare lo stesso con me.

 

Ciò comporta la capacità anche per l’imprenditore di riconoscere un soggetto “altro”, sia persona che azienda, rispettando la sua diversità ed aiutandolo a realizzarsi in un equilibrato e soddisfacente rapporto di scambio di beni e servizi, di esperienze e di idee.

 

Così si vincono le contrapposizioni di interesse acquirente/venditore, datore di lavoro/dipendente, lavoratore/collega, azienda/concorrente e si trova un nuovo equilibrio, un nuovo punto d’incontro tra domanda ed offerta.

La competitività si traduce nel raggiungimento della migliore efficienza per l’incontro e lo scambio nell’ambiente di lavoro e nel mercato.

La concorrenza viene rivolta alla ricerca di modalità più avanzate di collaborazione tra le imprese per la creazione di una maggiore qualità  e quantità di beni e servizi.

 

Pensiamo che questa nuova cultura possa superare le contraddizioni delle attuali teorie economiche.

 

Teorie secondo le quali si devono aumentare indiscriminatamente i consumi ed ingrandire le imprese per produrre una “torta” sempre più grande da offrire nel mercato, senza preoccuparsi che in molti casi possa risultare “avvelenata”, formata da beni nocivi o prodotta con processi tecnologicamente avanzati, ma inquinanti.

Vai al capitolo 4. Il profitto globale e il bilancio globale sottoscritto anche dai collaboratori

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